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Nota biografica
È nato nel 1962 a Sessa Aurunca (CE) e vive a Cesena. Ha pubblicato il volume di poesia Preghiera nel corpo (NCE, Forlì 1997) e il volume di prose liriche Diario finto (L'Obliquo, Brescia 2001); le due parti del poema Ortus exitiosus sono uscite rispettivamente sulla rivista "Il rosso e il nero" (Napoli 1998) e "Graphie" (Cesena 2002). Sue traduzioni dal portoghese e dal russo sono pubblicate su antologie e riviste e nel 2003 in volume, presso l'editore Raffaelli di Rimini, è uscito Il cavaliere di bronzo di Aleksandr S.Puskin. Nel 1988 ha fondato, con altri critici e poeti, la rivista trimestrale di poesia "clanDestino", di cui è direttore. Si occupa attivamente di poesia contemporanea, critica letteraria e cinematografica collaborando con quotidiani, periodici e riviste; si ricorda, tra l'altro, il commento ai canti XXIX, XXXII e XXXIII del Purgatorio di Dante (Rizzoli, 2001). Ultimo sua pubblicazione è “La traccia di Cesare Pavese” (Rizzoli, 2008).
Poetica
1
Scrivere come di fronte ad una presenza. Cvetaeva e Pasternak: «Scrivere come se si parlasse a un altro uomo». «No! Scrivere come se si parlasse a Dio». Io aggiungo: che differenza c'è?. La poesia non riguarda la comunicazione: non è vero Jakobson. La poesia è il linguaggio dell'essere e la comunicazione non è che un conseguenza. L'essere si comunica.
2
Mi metto in ginocchio e osservo, poi alzo gli occhi. In quel momento le mani si aprono, ne escono le poesie e vanno sul libro. Non molte ma sufficienti e soprattutto dalle mani, le poesie escono dalle mani.
3
La mia poesia è una parola che viene a mancare, non silenzio; parola che si accorge di non bastare, si piega e sparisce, caos da cui talvolta, con pochissima regola e non mia, emerge un volto.
4
Scrivere alla mia età è davanti a quel nero, è il nulla, la cosa più concreta del mondo, il nulla, dove le aziende e le riviste scompaiono nella gestione. C'è solo il nulla, sfida di morsi allo stomaco, e ci sono io, posta in palio oppure così, come quel nero.
5
Credi che scriva per un ordine? Credi davvero che senta cosa devo fare? E allora perché sto ascoltando e la mano sta ferma? Perché è inutile che pensi? Bisogna pregare nel dormiveglia, con parole imparate a memoria. È così che vieni.
6
Il valore della poesia inizia forse da una non-presunzione, da una dichiarazione di modestia sincera -meglio: dall'ironia. I poeti che più amo sono sempre ironici, cioè distaccati; ciò non toglie un senso quasi sacrale del loro lavoro, anzi è l'unico atteggiamento che permette di ammetterlo. In fondo il distacco è l'apertura alla possibilità, alle "mani occulte che mi intridono", al tutto che potrebbe venirmene.
7
Eppure anche nella poesia c'è qualcosa hic et nunc. È una rifrazione del vero? Non so... ma è vero che il bisogno è quello di compagnia, sempre. Ciò che nella poesia, inconsapevolmente o no, con alcune parole mi raggiunge stupendomi, spiazzandomi, intenerendomi, è una compagnia.
8
Che senso ha la ricerca del nuovo (o del ritorno all'ordine, che è la stessa cosa) nella parola? Così si approda ad una poesia difficile da giustificare, astrusa, non insegnabile. Leopardi è nuovo, e comunicabile. La parola non è nulla di nuovo. Novità stupefacenti e spiazzanti sono sempre la realtà e il suo senso, che non finisce e si rinnova.
9
Quando mi sdraio nelle pagine, voracemente le inseguo una dietro l'altra, incompiuto, parziale, il libro interminato, pedinato per tutto il giorno esattamente non so da cosa... e in quel momento potrebbe anche non succedere niente e la voglia rimanere sulla punta della vista... ma lì, in quella durata, sono autorizzato a prevedere la mia grandezza, il totale delle vaghe stelle dell'Orsa, i doganieri, le "parole piccole piccole" della letteratura.
10
Con queste parole finiscono i fiori del male e inizia la carne e la luce che reca, le mie povere parole, che ieri mendicavano, adesso si sono messe a lodare. Le intenzioni sono ancora schizofreniche, si scontrano e sprecano le circostanze ma mi è stato insegnato a guardare l'orizzonte come se fosse un dipinto di Caravaggio, un messaggio, una commozione che rompe la durezza dell'istante e lo ferma.
(da Diario finto, L’Obliquo, Brescia 2001) |