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Nota biografica
Maurizio Cucchi è nato a Milano nel 1945, dove vive. È stato cronista sportivo dal 1960 al 1971, un’attività che ha ripreso e che continua a esercitare sporadicamente per vari giornali, da “Italia Oggi” al “Corriere dello Sport” a Rigore”. Si impone alla critica e al pubblico già con la prima raccolta di poesie nel 1976 "Il Disperso . Per anni opera come consulente editoriale, critico letterario e traduttore, collabora a numerose riviste – “Paragone”, “Belfagor”, “Nuovi Argomenti” – e alle pagine culturali di varie testate giornalistiche – “l’Unità”, “Il giorno”, “Tuttolibri”, “Panorama”, “Il Giornale”, “La Voce”. Nel 1980 pubblica Le meraviglie dell'acqua e due anni più tardi il poemetto Glenn, Premio Viareggio 1983, nel 1987 Dama del gioco e Poesia della fonte, Premio Montale nel 1993. Dal 1989 al 1991 ha diretto il mensile “Poesia”, ha fatto parte del comitato di lettura della Società di Poesia e dell’”Almanacco dello Specchio” ed attualmente collabora alla “Stampa” e tiene, sul settimanale “Lo Specchio”, una rubrica di poesia. Nel 1996 ha curato, con Stefano Giovanardi, l'edizione di una antologia dei poeti italiani del secondo Novecento, edita nei "Meridiani" Mondadori. Fra i suoi ultimi lavori, L'ultimo viaggio di Glenn, del marzo 1999, Poesie 1965-2000 (Oscar Mondadori, 2001) e 2003, L’uomo che mangia (Dialogolibri, 2001), Per un secondo o un secolo (Mondadori, 2003), 101 poesie per sopravvivere (Guanda, 2004) ed il romanzo Il male è nelle cose (Mondadori, 2005).
Parlando di poesia e pudore io penso alla differenza fra ‘spettacolarità’ e ‘spettacolo’ che non è sempre in apparenza, ma risiede in un’intimità, in un certo profondo di noi e delle cose. Mi viene in mente qualcosa di analogo quando dici: “meglio mio nonno un po’ fattore rovinato dalla guerra e un po’ tranviere,…
- continuo il mio verso - … che un qualche pirla disinvolto alla James Bond”. E’ così, io la poesia penso vada pescata in basso, nel quotidiano, nel vissuto, non per aria, non nell’eccezionale a tutti i costi.
Questo mi pare in contraddizione con certa spettacolarità televisiva o di certa stampa, penso a certe ‘collane’…
Quella è pornografia, ossia il privato, ciò che dovrebbe manifestarsi con misura, messo in mostra senza discrezione. Mi è capitato, come sai, di partecipare a qualche pessimo programma televisivo dedicato alla poesia: il Festival della poesia di San Remo, ad esempio, una manifestazione in cui il poetico non c’entrava, era solo lo show dei poeti. Volevo andare via, poi mi hanno convinto, e ammetto di aver sbagliato a rimanere, c’è stato tra di noi chi si è pure vantato della partecipazione.
Tornando alla tua produzione, mi pare che, soprattutto in certe raccolte, la tua poesia sfiori la prosa, ma non possa sconfinarvi e raggiungerla, come se, qualora vi entrasse, perderebbe tutto l’autentico che l’origina.
È vero. Io non ricordo la trama di un film neppure mentre lo guardo, ma riconosco subito dalle immagini un film che mi è piaciuto, è un indole che mi ritrovo e questo rasentare la prosa di cui parli è anche dovuto al tentativo di rendere la frammentarietà dell’oggi. Ho scritto poche cose a tavolino, lavoro a mente. Mi è però accaduto che lavorando al mio ultimo libro ho sentito l’esigenza di preparare, di costruire un discorso ampio, me ne sono accorto andando avanti con la stesura.
È un raro caso anche se qualche volta amo scrivere su commissione, ma questo perché mi piace lavorare sulla parola plasmarla, modellarla.
La poesia è nelle cose o in te?
È nelle cose, va trovata. La poesia è il mio modo di essere in rapporto con la realtà. Alle volte è anche dentro di sé, io non dico che la poesia venga dal cielo, la molla è dentro sia essa un disagio o un piacere.
Penso a S. Agostino che dice cercavo fuori di me ciò che avevo dentro. Cosa ti spinge a scrivere?
È un mezzo per dire e vivere le cose, ad esempio mi sono accorto a un certo punto che dovevo affrontare e chiudere una questione molto delicata ed irrisolta della mia vita e lo feci con “Poesia della fonte”, l’origine, quel punto non superato, intimo e fondamentale della mia vita, che ho dovuto affrontare per mettervi la parola fine. |