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Cosa è la poesia
 
Cosa è la poesia? le interviste di POeti.it
  Paola Loreto  
     
     
     
 
   
  Paola Loreto    
   
       
 

 

 Perché il poeta scrive, perché non riesce a sottrarsi alla dimensione dell’ascolto, da dove viene e dove va la poesia, in fondo non lo so. Ed è la risposta più giusta: la poesia è la cosa, nella mia vita, che faccio senza un motivo e senza uno scopo. È la cosa che faccio non perché devo farla e senza utilizzare il tempo. Come andare in montagna.

E nello stesso tempo, usando la parola in un senso diverso, è la cosa che devo, necessariamente, fare. Nessuno mi obbliga, ma mi ritrovo a farla, giorno dopo giorno, e a non riuscire a smettere di farla. Come andare in montagna. Rassegnarmi a questo fatto ha portato solo pace e gioia: la pace e la gioia che vengono dalla scoperta e dall’accettazione di come si è.

Se si sapesse da dove viene la poesia, si saprebbe, probabilmente, anche perché si scrive. La poesia mi è stata data—questo è un fatto di cui sono certa. Viene da una conoscenza del mondo, cioè di tutto quello che cade sotto i miei sensi, infinitamente più grande della mia capacità di comprensione razionale. Per questo i miei sensi evitano la riduzione della ragione, che riesce ad articolare un pensiero solo mettendo a fuoco un concetto alla volta, e dunque al prezzo di perderne tanti—i più e probabilmente i più importanti—per via. Quando sento la mia voce, nella testa, pronunciare una frase che è un verso, perché è tutta legata da un filo di suoni indissolubile, che la tiene insieme, allora so che devo ascoltarla, e poi seguirla fino in fondo, e poi ricordarmela e scriverla. Allora so che mi è nata una poesia.

La frase che sento è piena di senso, un senso che scoprirò solo gradualmente, e in seguito, a ogni rilettura, mia o degli altri. Questo senso viene dai suoni, dal modo in cui si associano. L’emozione parla il linguaggio dei suoni, non della ragione. Dell’accoglienza e dell’ascolto, non della volontà (e tanto meno della volontà di dire). Quella voce che pronuncia una frase nella mia testa riesce a cogliere un’emozione, o un’idea profonda, attraverso il modo in cui la dice. È il suo tono, o la sua posa. Emily Dickinson scrisse a un amico “Lo sai, che ho il vizio delle voci”. E Robert Frost disse che in lui una poesia nasceva quando sentiva una voce nella testa pronunciare una frase in un certo modo. Franco Loi, in una delle nostre prime conversazioni, mi consegnò un viatico: “Ascolta la tua voce”. Ricordo che allora non capii del tutto, perché la poesia continua ad accaderci. La metafora della voce, per questa specie di poeti, sta per il modo di dire qualcosa che usa, sì, il linguaggio verbale, ma lo carica fino all’estremo di implicazioni di senso portate dai suoni e dalla loro contiguità.

La la poesia è ascolto. Non so perché scrivo e non posso fare a meno di scrivere perché la poesia è un modo di stare al mondo: nella forma dell’ascolto, cioè di un’attenzione a tutto. Stavo per dire costante, ma non è vero. E non è vero neanche a tutto: si morirebbe. Potenzialmente costante e a tutto. È come non avere mani per chiudere gli occhi o tappare il naso e le orecchie, e alla fine neppure la bocca, perché per sopravvivere all’invasione delle sensazioni bisogna ributtarle fuori, regalarle, restituirle al mondo. La poesia, per me, in primo luogo, è una forma di attenzione: alla percezione, a cosa sta dicendo l’altro, a cosa gli sta succedendo. Non credo ai poeti “nella scrittura e non nella vita”. Non credo che chi non ascolta possa scrivere qualcosa che mi interessa ascoltare. Non credo che chi non riesce a trattenere, per un po’, la sua voce dentro di sé per farla chiara e nitida sia stato capace di ascoltare. E se non ha ascoltato, come fa ad avere qualcosa di interessante da dire?

La poesia va agli altri. E idealmente al noi stessi che c’è dentro agli altri. Come i bambini. Quando è fuori di noi non è più nostra e allora comincia a svelarsi. A rivelarsi. A crescere i suoi lineamenti, a manifestare il suo carattere, la sua natura. A parlare. Che sciocca illusione—e malsana— aver pensato di avere deciso, noi, cosa avrebbe detto.

Si può solo registrare, con la maggiore accuratezza possibile, quella frase pronunciata da una voce nella nostra testa. Si può solo ascoltare quella voce e farla continuare, cercando di parlare allo stesso modo, perché così come ha colpito noi possa catturare gli altri. Perché nella voce che dice una cosa sta la sofferenza, la gioia, la sorpresa, la commozione dell’uomo. Sta il suo senso acuto della verità. Sta ogni possibilità, per ogni uomo, di sentirsi, intero, dentro la realtà.

Non lo so perché scrivo. Ma so che lo faccio, e che è terribilmente serio e bello. So che costa fatica, ma che sono più felice perché lo faccio. Come andare in montagna.

 

 

Paola Loreto – Nota biografica

 

Nata a Bergamo, insegna Letteratura Angloamericana all’Università di Milano. Ha pubblicato L’acero rosso (Crocetti 2002; Premio Tronto 2003), Addio al decoro (LietoColle 2006, Premio Calabria-Alto Ionio 2007), La memoria del corpo (Crocetti 2007; Premio Alpi Apuane 2008), una silloge di poesie sulla montagna (Premio Benedetto Croce 2003), la plaquette Spiazzi dell’acqua (pulcinoelefante, 2008) e numerosi testi in rivista (ClanDestino, Ciminiera, La mosca di Milano, La colpa di scrivere, Wordtheque-Scripta Manent).

Oltre ai premi assegnati ai suoi libri di poesia, ha vinto il premio Un fiore di parola, per poesia inedita, ed è stata segnalata al Premio Montale e al Premio Edda; ha ottenuto inoltre il Secondo Premio nel Concorso Letterario di narrativa Roma nel Novecento, ed è stata poète en residence del Centre de Poésie et Traduction della Fondation Royaumont (Parigi). Nel 2005 e nel 2008 ha curato il LucaniaPoesiafestival. Fa parte della giuria del Premio San Pellegrino, del premio Città di Legnano-Giuseppe Tirinnanzi e del premio Subway-poesia.

Come studiosa è autrice, tra l’altro, di due libri sulla poesia di Emily Dickinson e di Robert Frost e ha tradotto Emily Dickinson, William Carlos Williams, Richard Wilbur e Philip Levine. Collabora a Poesia e a varie riviste di studi americani italiane e straniere.

 

 

 

 

 

   
   
 
 
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