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Poesie
 
 
 
 
 
 
di Cristiano Sormani Valli
 
     
 

-.-


nella scelta non fatta è l’inghippo alla matassa.
che non basta danzare l’onda nel suo movimento.
né meravigliarsi del rosso della luna e del discorso.
ma immergersi in pieno nel mistero. parlare fra gli uomini.
che sono arrivati i tuoi trent’anni. diminuire per trovare
la parola sul fondo alla bisaccia. liberare.
non si mura la soglia di casa.



- la morte sempre in vita. -

a mia madre, donna di brezza e di roccia.
a mio zio. per lo spavento che apre le porte.

la morte, lei, la prende in giro, anche.
dice mia madre mentre riordina l’avanzo del pranzo
e torna pulito il fuoco.
che non puoi sapere quando viene ma è bene
che al momento opportuno ti trovi pronto.
ché amica, da lunga frequentazione, ingaggi
subito la conversazione giusta.
perché lo specchio nel quale ti specchierai avrà
il volto vero degli sbagli e del salto più alto.
senza peso e misura, sarai.
e come la canzone che ami tanto
nelle mani avrai niente.

perché m’insegni il piccolo, madre. tu e lei.
qui in mezzo ai tuoi oggetti scovati nel tempo.
ognuno ricordo alla sua fuga.
perché lo sai che è già morire un poco
che il bambino cresca
e che non tornino mai le stesse viole.
ma anche se abbiamo la morte per mano, madre.
quel che conta è che di qui passiamo.
qui con un grembiule per non sporcarsi
e le parole di madre in madre cullate fra le braccia.
qui. nel prima. nel durante. nel dopo.
sempre in vita.



- ultimo giorno dell’anno. -


così è andato piangendo.
così è andato appeso al palo vestito di vento.
che va anche il cielo compatto di bianco e s’oscura.
c’è l’albero di mele piccole e gialle che nessuno coglie.
il bosco spoglio d’ogni nostra fine.
una torre di pietre che segna il passaggio al quarantacinquesimo parallelo.
linea che divide.
così è andato morendo, l’anno.
così è entrato nella fossa.
perché abbiamo perso gioventù
nel passo incerto del padre e della madre.
al fianco ferito e sguardo basso di partenze.
ai corpi che cambiano lasciamo un segno.
e ancora sognamo.
così s’è andato rompendo il muro alto.
così ha gridato l’uccello che alza l’aria al cielo.
le colline hanno pungiglioni d’agrifoglio
che feriscono la preghiera.
è notte qui nella strada che scende verso valle.
così s’accende in fuoco, l’amico. il traditore.
così è andato ridendo l’ubriaco che aspetta ancora il mare.
brucia l’uomo alto che incute terrore.
brucia la paglia,
la piazza è un secchio pieno di luce.

   
   
 
 
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