Anomalia d’autunno
Trema appena, aggrappata
nel folto dei rami con le mani
strette alla vita, alla gola
distesa e nuda, e la linfa
comunica tra i vasi, osmosi
di sangue e clorofilla parole
in ostrogoto, in turco, armeno
ladino e gallurese, e voci
interne ed interiori, mentre il vento
parla tra i rami, e incanta
le belve di Acheronte e le accompagna
lontano ad appassire, mute
all’ombra di un piede, in terra.
Verde tra i rami è rimasta,
con gli occhi socchiusi ad osservare
un cielo abbacinante, grigio
man mano più spazioso, grande
e parla sottovoce indifferente
alla stagione. Trema appena,
nella divisa estiva, sorda
ad altri richiami, bizzarra
foglia d’autunno sempre verde.
(l’anima e la scogliera)
Un sasso e la scogliera: aspetta
ancora – non si è mosso – il vento
è la fine del gioco. Intanto
l’erba è cresciuta ad ogni estate
e poi la sabbia, il sale e la luce
più bassa all’orizzonte. E’ ferma
in bilico sul mare e osserva
l’acqua ogni giorno. Sempre uguale,
l’aspetta tra le onde, un sasso
insieme agli altri per salire
ancora verso il cielo, azzurro
riflesso che si specchia. Aspetta
l’ora del tramonto, per cambiare
angolazione al mondo, un salto,
l’anima di mare, un sasso.
Acciaio in strisce
Preme leggero un soffio
di aria e un profumo, sull’acciaio
di un giorno vivo, tra le ruote
lucide e il mondo, sui binari
che affilano la strada in strisce
e spigoli sconnessi. Cigola
leggera, sopra i giunti, molle
tra gli interstizi e trova spazio
per un pensiero, poi la voce,
tra gli ingranaggi, e un sospiro
tutti notturni in mezzo
a passi che si affrettano, ammucchiati
in fondo alle fessure, all’ombra.
Poi un calcio li disperde e il vento
riprende le alchimie tra le rotaie,
il tempo di una sosta, e spinge
dentro il metallo, un urlo, per rubare
spazio ai rumori, un sogno
e farli deragliare: un soffio
che scivola sui bordi, perso
in grani di silenzio e polvere
per fare altre parole. Restano
frammenti tra le voci, stucco
azzurro sulle crepe, tra gli istanti.
Il mondo nuovo
Stacco pezzi di rugiada, raccolti
sottopelle, come avanzi
di musica sbiadita, sugli accordi
più commoventi, scivolati
su lacrime di treno e angosce
tutte notturne, lontane
vite intere. Lo sporco
ha il sopravvento e l’acqua
è guasta sotto gli occhi, asciutti
stracci stropicciati, verdi
rigati con fatica in grigio. Poco
di quei ricordi si nasconde
sotto le unghie, in mezzo
ai denti per un giorno, inutile
memoria ingenua, sopraffatta
continuamente: punizioni
e pulizie mentali, soffi
fuligginosi e polvere
per spegnere i respiri, le sinapsi
tra il cuore e il mondo interno. Scuro
l’abisso si fa allegro in tanti
scoppi colorati, sprazzi
tra i caroselli, risate
preconfezionate, piatte. Un sogno
si fa reale, un alfabeto
senza domande, un mondo
nuovo, nel buio, senza angosce.
AMOS MATTIO
È nato a Cuneo il 4 luglio 1974, vive a Milano, dove scrive e lavora nell’ambito della consulenza editoriale e della comunicazione. Recentemente ha scritto il testo narrativo “Il fiocco magico” (Cuneo, 2008) e ha portato in scena il recital di poesia e musica “Bestie e dintorni”. Ha pubblicato “Norge” (2003), il volume di poesie “Bestie e dintorni” (Lietocolle, 2004), “Il sogno è di chi sogna” (B Edizioni, 2007). Suoi versi sono apparsi anche nell’antologia “Nuovissima poesia italiana” (Mondadori, 2004).